Mettersi al lavoro
Un ascolto privo di giudizi e di pregiudizi, attraverso cui una richiesta d'aiuto diventa, poco alla volta, una domanda sulla propria sofferenza.
Il lavoro orientato dalla psicoanalisi non si propone di eliminare rapidamente il sintomo, ma di ascoltare che cosa il sintomo dice del soggetto che lo porta. Non un errore da correggere, quindi, ma una formazione dell'inconscio che ha una sua logica, da decifrare insieme, seduta dopo seduta.
L'analista non dà consigli e non indica la via da seguire. La sua posizione è un'altra: fare in modo che sia il soggetto stesso, nel suo dire, a trovare qualcosa della propria sofferenza, là dove nessuna indicazione presa dall'esterno potrebbe arrivare. Questo comporta, da parte dell'analista, un desiderio particolare: non il desiderio di aiutare o di guarire, ma un desiderio deciso e, allo stesso tempo, “vuoto”, che si sottrae alla domanda di una risposta immediata pur sostenendo e mettendo a lavoro il soggetto: perché la domanda stessa possa trasformarsi in una ricerca.
Il silenzio, in questo lavoro, non è un'assenza. È la condizione perché la parola del paziente possa dispiegarsi senza essere subito raddrizzata, spiegata o consolata. Ascoltare la sofferenza significa lasciarle il tempo e lo spazio di dire qualcosa di più di quanto sembri dire a prima vista, lasciar emergere, dietro il sintomo che porta a chiedere aiuto, una logica singolare che riguarda solo chi la porta.
Nel corso del lavoro può essere proposto l'uso del lettino, secondo la regola freudiana. Sdraiarsi, fuori dalla presa dello sguardo, cambia il modo in cui si parla: le parole si fanno meno sorvegliate, e trovano spazio pensieri, ricordi e associazioni che il faccia a faccia tende a trattenere.
Anche la durata della seduta fa parte del dispositivo. Freud aveva fissato un tempo uguale per ogni seduta, generalmente cinquanta minuti. Lacan ha introdotto un'innovazione che ha segnato una rottura con questa prassi: la seduta a durata variabile, scandita non dall'orologio ma da ciò che dice il soggetto. Può essere l'analista a decidere di concludere la seduta in un dato momento, elevando così la conclusione della seduta a momento di lavoro.
Le sedute non hanno una durata standard: seguendo l'innovazione che Lacan ha introdotto rispetto alla tecnica di Freud, è ciò che accade nella seduta stessa a stabilirne la fine. La frequenza viene concordata insieme fin dal primo colloquio.
Il costo si concorda insieme durante il primo colloquio.
Sì. Il colloquio e il lavoro clinico sono coperti dal segreto professionale, secondo il codice deontologico degli psicologi.
A Roma il lavoro si svolge in presenza, in studio. Per chi non risiede a Roma e desidera iniziare un percorso a distanza, in videochiamata, si può prendere contatto per telefono o via email per organizzarsi insieme.